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SANTA BAKHITA

Compagna di viaggio delle vittime di tratta, di chi fa di ogni circostanza un motivo di gratitudine, di chi lascia la sua vita aperta all’incontro con Dio.

È un villaggio del Darfur, nel Sud Sudan quello in cui nasce, nel 1869, colei che diventerà santa Bakhita. La sua infanzia serena termina drammaticamente a nove anni, quando viene rapita da mercanti di schiavi arabi. Tale è il terrore che la bambina dimentica persino il nome suo e dei genitori. Le danno dunque il nome di Bakhita, “fortunata”.

Venduta più volte sui mercati di El Obeid e Khartoum, mentre si trova al servizio di un generale turco, le vengono inflitti più di cento profondi tagli sul corpo, facendo in modo che le ferite restino sempre visibili. La luce irrompe quando Callisto Legnami, un agente consolare, la acquista dai trafficanti di Khartoum e le restituisce dignità, trattandola con cura e affetto, fino a portarla con sé in Italia e a farla diventare la bambinaia di Alice, figlia dei coniugi Michieli, suoi amici.

Quando, nel 1888, la coppia deve partire per l’Africa, affida la figlia e Bakhita alle suore Canossiane di Venezia. Qui la giovane incontra e conosce Gesù. Riceve il Battesimo il 9 gennaio 1890 con il nome di Giuseppina, Margherita, Fortunata e dopo pochi anni entra nel noviziato delle Canossiane. È poi Schio ad accogliere suor Giuseppina, dai più chiamata “Madre Moretta”. In veste di portinaia del convento, è tanta la gente che incontra e che da lei riceve conforto, bontà, testimonianza forte di fede.

L’8 febbraio 1947 suor Giuseppina Bakhita si spegne a causa di una polmonite, circondata dall’affetto riconoscente di una moltitudine di persone.