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San Raffaele

Compagno di viaggio dei non vedenti, di chi ha bisogno di particolari guarigioni, dei giovani sposi

Ricordato liturgicamente insieme ai santi arcangeli Michele e Gabriele, l’arcangelo san Raffaele, “medicina di Dio”, è invocato soprattutto per le guarigioni e per l’assistenza dei giovani, quando lasciano la loro casa. In questi contesti egli infatti compare là dove il suo nome è maggiormente documentato: il Libro di Tobia, il libro dell’Antico Testamento datato tra il periodo persiano e quello delle rivolte maccabaiche. Si tratta di un racconto edificante che narra le vicende di un uomo, Tobi, divenuto improvvisamente cieco e indigente, e del figlio, Tobia, che decide di partire per un paese lontano per recuperare un credito del padre. È il tempo della deportazione assira, e l’orizzonte di riflessione è quello dell’obbedienza alla Legge e della Provvidenza divina.

Ad accompagnare e aiutare Tobia è proprio colui che solo al termine si rivelerà essere san Raffaele. Giunti alle rive del Tigri, Tobia pesca un misterioso e pericoloso pesce, del quale si alimenta e dal quale preleva il cuore, il fegato e il fiele. Con essi opererà straordinarie guarigioni, guarirà il padre dalla cecità e libererà Sara sua sposa da ciò che le impedisce una vita coniugale.

Nella conclusione del racconto, Raffaele rivela la sua grande ed efficace vicinanza alle preghiere dei protagonisti: egli è “uno dei sette angeli che sono al servizio di Dio”.

Il libro del mese

Luca Mazzinghi, Tobia: il cammino della coppia, Qiqajon 2004

L’autore, gran conoscitore delle Sacre Scritture, rivela in queste pagine alcune delle illuminanti sollecitazioni contenute nel Libro di Tobia, soffermandosi soprattutto sulle preziose indicazioni per il cammino dei fidanzati e dei giovani sposi.